Pintoricchio

Il Tempo, Crono, segna uomini e cose, gli uomini segnano il tempo e così i tempi diventano memoria, storia da narrare, da vedere, da leggere scritta sulla carta o dipinta sui muri.
Un pittore dipinge e da figurazione ai ricordi, un orafo plasma il prezioso metallo e lo fa divenire forma e poi gioiello affinchè sia simbolo di un sentimento, di un emozione, perché in verità, soltanto i sentimenti e le emozioni hanno il potere di fermare il tempo o quanto meno di rallentarlo.
E da questi pensieri che è nata la scintilla che ha ispirato Claudio Menghini orafo in Spello. Le monete che lui ha creato hanno il sapore del simbolo antico della moneta stessa e si perde nei tempi.

La moneta prima di essere merce di scambio rappresentava l’immagine di un Dio di una personalità di un mito ed era un monito, una sorta di avvertimento perché ciò che era avvenuto restasse a memoria così da rendere migliori i tempi a venire le generazioni future.
Claudio Menghini ha condiviso l’idea col maestro Elvio Marchionni e l’ispirazione è divenuta figura, raffigurazione da imprimere in un conio. L’idea si è mutata così in emozione tangibile si è fatta moneta, emblema perché il ricordo si trasmuti in memoria.

Tre monete che in una faccia recano il volto di Bernardino di Betto detto il Pintoricchio e nell’altra le tre immagini dipinte da lui nella cappella Baglioni (detta bella) in Spello: l’Annunciazioni, la Natività, e la Disputa con i dottori del tempio.
Le monete vogliono essere anche un modo per fermare il tempo e ritornare a raccontare la storia perché l’uomo capisca il monito e costruisca storie da narrare migliori di quelle passate magari con gli occhi e i colori del Pintoricchio.

 

Alberto D’Attanasio
Docente di Seminologia dei linguaggi non verbali e Storia dell’Arte

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